PATAGONIA: UN BRAND UNICO COME IL SUO FONDATORE

//PATAGONIA: UN BRAND UNICO COME IL SUO FONDATORE

PATAGONIA: UN BRAND UNICO COME IL SUO FONDATORE

Yvon Chouinard non è solo il fondatore di Patagonia, è anche uno scalatore leggendario, ambientalista e autore del libro “Let my people go surfing”. E Patagonia è molto più di un brand di abbigliamento sportivo che ormai ha fatto il suo ingresso anche nello streetwear. Ecco perché noi di RBN Clothing vogliamo raccontarvi la sua storia, che va di pari passo con la vita esemplare del suo fondatore.

Chouinard ha iniziato a scalare a 14 anni, lavorando per degli addestratori di falchi e falconi da caccia. Presto il suo lavoro divenne una passione, e con gli amici iniziò a viaggiare sui treni merci pur di raggiungere le pareti più belle da scalare. La prima attività che riuscì ad avviare nacque proprio da questa passione, unita alla capacità di vedere oltre e di trovare soluzioni là dove gli altri vedevano un ostacolo.

All’epoca i chiodi da scalata erano monouso, e in presenza di pareti molto lunghe c’era bisogno di usare centinaia di chiodi. Così Chouinard comprò un’incudine e degli attrezzi da fabbro di seconda mano, con cui si mise a fabbricare chiodi più resistenti e riutilizzabili. Presto tutti i suoi amici vollero acquistarli da lui, e Yvon trovò così un modo per mantenersi mentre trascorreva i suoi giorni a stufare sulle coste della California e a scalare le pareti dello Yosemite. Questa però, era una vita che lo costringeva a molte ristrettezze economiche, e come racconta Chouinard nel suo libro, una volta si avventurò per una scalata portandosi solo scatolette di cibo per gatti e farina d’avena. Ma quella che iniziò come una vendita nel retro di un furgone, in qualche anno crebbe a dismisura, e alla fine degli anni 60 la chouinard equipment era diventata il principale rivenditore di attrezzi da scalata di tutti gli Stati Uniti.

Fu in quel momento che Chouinard si trovò ad affrontare una decisione cruciale. La popolarità dello sport della scalata stava rovinando le rocce, e un amante della natura come lui non poteva sopportare che la sua attività fosse una delle cause del danno. Così, a scapito dei profitti dell’azienda, smise di produrre i chiodi e introdusse la nuova tecnologia dei dadi in alluminio, senza dimenticare di sensibilizzare i suoi clienti circa i danni prodotti da questo sport se fatto in maniera irresponsabile. Da allora l’azienda non ha mai smesso di trovare nuovi modi di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Fin da prima di diventare “Patagonia”, e anche nei momenti in cui i profitti sono stati più bassi, sono sempre stati fatti investimenti in progetti finalizzati alla protezione ambientale, in cui il punto di partenza è sempre stato l’autocritica, che è servita a migliorare i propri metodi di produzione e a ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Una delle iniziative più recenti è stato il ciclo di incontri svoltosi a Milano nei punti vendita Patagonia, dove, tra i tanti appuntamenti, è stata organizzata una svendita di capi usati firmati Patagonia e c’è stato un corso per insegnare a realizzare da soli piccole riparazioni sui propri vestiti, così da poterli riutilizzare il più a lungo possibile invece di buttarli.

Ma quando è stato scelto il nome Patagonia?

La vendita di abbigliamento sportivo iniziò quasi per caso. Chouinard, sempre attento alla ricerca di soluzioni per migliorare l’esperienza della scalata, una volta acquistò una maglia regolamentare di una squadra di rugby, attratto dall’elevata qualità del materiale e dai suoi colori vivaci. Erano gli anni 70, e gli scalatori si vestivano con abiti di seconda mano dai colori spenti e poco attraenti. Ancora una volta gli amici di Chouinard rimasero così colpiti che gli chiesero di portare altre maglie, finché non iniziò a produrle nella sua azienda aggiungendovi dei miglioramenti. Quando si pensò di cambiare nome al brand, “Patagonia” fu scelto per il grande potere evocativo di quel paese così affascinante ed esotico, immerso nella natura e ancora poco esplorato dagli americani.

Poco alla volta la ricerca di materiali ha portato Patagonia a perfezionarsi e ad attingere dagli ambiti più disparati, partendo dagli altri sport fino ad arrivare ai materiali di rivestimento dei pannolini da neonato, con in mente l’obiettivo di creare capi eccellenti per le attività all’aria aperta. L’ambiente lavorativo di Patagonia si fonda sui valori della qualità, dell’amicizia e del rispetto per la natura. L’azienda promuove viaggi per andare a sciare o scalare, e in pausa pranzo i dipendenti possono giocare a pallavolo o andare a correre. Molti vantaggi sono poi offerti ai dipendenti con figli.

La missione di Patagonia è da sempre sincera, chiara e fortemente sentita da tutti coloro che vi lavorano, come si legge dal sito del brand:

“Continuiamo ad arrampicare ed a fare surf, attività che comportano rischi, che impegnano l’anima e che invitano a riflettere. Preferiamo viaggiare in modo informale con gli amici – facendo ciò che ci piace – piuttosto che partecipare ad eventi trasmessi dai media. É impossibile per noi realizzare consapevolmente un prodotto mediocre. E non possiamo ignorare i danni che causiamo al nostro pianeta, la nostra sola ed unica casa.”

Elena Giani

By | 2018-11-07T20:11:50+00:00 novembre 7th, 2018|Blog|0 Commenti

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